L’avversario di Brescia: Dolomiti Energia Trentino

9 novembre 2018 · #Serie A

L’avvio di campionato della Dolomiti Energia Trentino parla di zero vittorie all’attivo nelle prime cinque partite disputate. Un dato che, sommato al magro bottino ottenuto dai bianconeri in EuroCup (un successo in sei partite), balza sicuramente all’occhio pensando alla squadra che è stata protagonista delle ultime due finali scudetto ma che può essere interpretato analizzando il roster che il GM Salvatore Trainotti e coach Maurizio Buscaglia hanno costruito durante l’estate.

LA SQUADRA – Nelle ultime stagioni, la squadra trentina ha basato le proprie scelte di mercato su due fattori principali: le riconferme dei ‘fedelissimi’ e l’ingaggio di giocatori funzionali al tipo di gioco fisico – a tratti ruvido – voluto dal coach pugliese. Se le riconferme e i ritorni, in pieno stile Trento, ci sono stati con le firme di Davide Pascolo e Devyn Marble, i nuovi innesti hanno cercato di dare alla squadra bianconera una conformazione meno fisica e più tecnica rispetto al recente passato. Per questo, la Dolomiti Energia ha bisogno di maggior tempo per ingranare e i risultati raggiunti fino a oggi possono anche essere spiegati sotto questa luce. Il cambio di filosofia, dunque, deve essere ancora assimilato sia da coloro che ci sono sempre stati che dai nuovi arrivati.

IL ROSTER – Come detto, Davide Pascolo e di Devyn Marble vanno ad iscriversi al numero di giocatori che già conoscono bene l’ambiente del basket trentino. Toto Forray è alla sua nona stagione in maglia bianconera ed è ormai a tutti gli effetti una bandiera dell’Aquila, Luca Lechthaler fa invece parte della squadra trentina da quattro stagioni, Joao ‘Beto’ Gomes è giunto al terzo anno consecutivo agli ordini di coach Buscaglia così come tre sono le stagioni a Trento di Dustin Hogue, centro energico che a inizio carriera era soprannominato ‘The Hines Like’ per le sue caratteristiche simili a quelle di Kyle Hines. Giunto al terzo dei suoi cinque anni di contratto, inoltre, Diego Flaccadori è sempre più in crescita (attualmente viaggia a 15.4 punti a gara in campionato) ed è ormai un punto fermo del roster della Dolomiti Energia. I volti veramente nuovi sono dunque quelli di Fabio Mian, reduce da una stagione a Pistoia contraddistinta da luci ed ombre, Nikola Radicevic, che con i suoi 196 centimetri è uno dei playmaker più alti della Serie A insieme a Julyan Stone (Venezia) e Luca Vitali, e Nikola Jovanovic, centro tradizionale per stazza e gioco, che rappresenta il principale taglio con il recente passato trentino. 

SOTTO LA LENTE – Nonostante tutte le motivazioni summenzionate, dopo cinque sconfitte consecutive la società trentina ha deciso di intervenire sul mercato per riportare in maglia bianconera Aaron Craft. Un altro ritorno, dunque, un giocatore che Buscaglia conosce bene e che in qualche modo dovrebbe riportare Trento a uno stile di gioco più simile a quello espresso nelle ultime due stagioni, diventando un’alternativa a Radicevic. Il ragazzo dell’Ohio fece vedere cose interessantissime nella stagione trascorsa a Trento nel 2016-2017, dimostrandosi prezioso sia in attacco (10.3 punti e 4.3 assist a gara) che in difesa (i 2.3 palloni scippati a gara lo resero uno dei più tremendi avversari per palleggiatori poco attenti). Grazie all’ottima stagione alla Dolomiti Energia, Craft passò al Monaco, con cui lo scorso anno perse la finale del campionato francese, mentre quest’anno ha iniziato la stagione al Buducnost, ricoprendo il ruolo di riserva a Nemanja Gordic e calcando anche i parquet di Eurolega. Poco, in verità, visto il suo minutaggio, che nelle ultime due stagioni, è andato calando rispetto ai 29’ di media giocati a Trento. E chissà che non sia anche per questo che il ragazzo più ammirato dalle studentesse di Ohio State abbia deciso di tornare agli ordini di coach Maurizio Buscaglia.

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