Giornale di Brescia – Centrale, un’impresa che resterà negli annali

15 dicembre 2014

Noi vecchi abbiamo pensato ai due supplementari vinti all’Eib con Pordenone nella primavera del ’77 che valsero il ritorno in A della Pintinox; i giovani che ieri erano al San Filippo, tra una quarantina d’anni ricorderanno la vittoria della Centrale su Agrigento. Perché partite così vanno dritte dritte negli annali o meglio ancora nei cuori dei tifosi, come soltanto i successi «Against All Odds», contro ogni pronostico, come cantava Phil Collins. Una sfida già complicata di suo, per il valore dell’avversaria, era infatti diventata proibitiva in seguito all’assenza di Brownlee, ufficialmente per un’indisposizione e all’infortunio occorso a Nelson a l’55” dal termine del terzo quarto, quando peraltro la Centrale aveva già riaperto una gara che sembrava segnata sul 33-49 dopo 90″ dello stesso parziale. Riaperta ma ancora tutta da vincere, viste le rotazioni limitate, con relativi minutaggi ben oltre la norma per diversi protagonisti (Benevelli resterà sul parquet – lucidissimo e ispiratissimo fino alla fine – per un totale di 41’54”; Cittadini per 39 minuti tondi, Loschi 35’55”), i problemi di falli dei due play Fernandez e Passera, e, non ultima, la serata di grazia degli avversari, bravissimi a sfruttare il disorientamento iniziale dei biancoblù per guadagnare il citato +16. Già, perché la Centrale aveva iniziato la gara nel peggiore dei modi, pagando un prezzo esorbitante all’assenza di Brownlee, quando da un gruppo unito come quello di Diana ti saresti aspettato energie triplicate per far fronte al forfait di un americano, incidentalmente il miglior realizzatore e miglior rimbalzista della squadra. Uno smarrimento che con il senno di poi può essere ricondotto al «giallo» che vede protagonista proprio il «4» di Tifton, del quale ci occupiamo diffusamente a parte. Resta il fatto che la Leonessa all’intervallo era sotto di 9 punti avendo catturato 12 rimbalzi contro i 24 di Agrigento. Come dire che non era neppure andata troppo male. Un’altra squadra, molte altre squadre, sotto di 16, con un alibi di ferro come la «scomparsa» di uno yankee, avrebbero cercato un armistizio non troppo disonorevole, ma la Centrale di questa stagione ha orgoglio e risorse morali come raramente ci è capitato di vedere. Così, dopo aver fermato l’emorragia, ha cominciato a recuperare, nonostante l’arbitraggio non certo favorevole (alla faccia dell’eufemismo, diranno, a ragione, quanti erano ieri al San Filippo) e l’infortunio di Nelson. I liberi di Alibegovic del 53-55 al 29’20” sancivano la riapertura di una gara, che, come detto, era però ancora tutta da vincere. L’ultimo quarto vedeva infatti Agrigento, per quanto meno brillante e soprattutto con meno certezze rispetto ai primi 25 minuti, guidare le operazioni portandosi anche sul 58-66 a metà parziale. Una «bomba» di Loschi, già decisivo nella prima rimonta, siglava il 68-70 che annunciava un finale punto a punto. La prima parità arrivava poco dopo a quota 70, mentre per il vantaggio bisognava attendere fino al 39’54” e la firma di Fernandez. Agrigento però, nonostante il pessimo possesso (Evangelisti perdeva palla scivolando a canestro), riusciva a impattare a 68 centesimi dalla sirena, grazie ad un pallone che Williams trovava nella spazzatura. Supplementare dunque, con il rovello di quell’ultima azione ad aggiungersi alle ruggini fisiche e al peso (probabilmente più nelle menti dei tifosi che in quelle dei giocatori) delle cinque partite perse la passata stagione all’overtime. Overtime che centellinava i punti, ma non certo le emozioni. Agrigento andava rapidamente sul +3 con altrettanti liberi ma poi si piantava, mentre Brescia impiegava quasi 4 minuti per sbloccarsi. Il canestro di Benevelli valeva il 78-79 che lo stesso figlio d’arte tramutava in un esaltante 81 -79 con una tripla a 17″ dalla sirena. Due liberi di Piazza a -11″ ristabilivano la parità, assegnando l’ultimo possesso ai biancoblù. Che con Fernandez ne facevano l’uso migliore.

Franco Bassini

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Match winner, Juan Fernandez è stato bravo a dimostrare la giusta lucidità nel momento topico con quell’arresto e tiro che ha fatto scoppiare di gioia il San Filippo: «Sembrava una giornata storta per noi, abbiamo incontrato tante difficoltà – riconosce il play argentino -. Anch’io ho perso alcuni palloni, ma sono contento di aver aiutato la squadra a vincere. Abbiamo avuto più energia dopo l’uscita di Nelson. Questo è un gruppo che ha gli attributi e che merita ampiamente, per quello che fa in settimana, di godersi un successo difficile, ma indimenticabile al tempo stesso». Stampa un bacio alla giovane moglie e racconta l’ultima azione: «In precedenza Agrigento ci aveva rotto un pick and roll e nell’azione decisiva ho preferito aspettare il momento giusto, ho visto che non potevo penetrare perché l’area era intasata, mi sono trovato libero e ho provato dalla media. Queste sono vittorie che emozionano». Dopo le amarezze che avevano riservato i supplementari della scorsa stagione, l’epilogo vincente dell’over time con Agrigento ha dato il via al tripudio dei tifosi del San Filippo. Apoteosi in campo, il pubblico ad abbracciare i suoi beniamini e patron Matteo Bonetti, sempre molto emotivo, non sta più nella pelle. Ritrovata la lucidità, si sofferma a sottolineare il modo in cui è arrivata questa emozionante vittoria: «Agrigento è una squadra molto ben organizzata ed allenata che darà del filo da torcere a molte avversarie. La squadra ha dimostrato carattere e un cuore immenso sopperendo alle difficoltà che si sono presentate prima e durante la partita. Sono contento per i ragazzi, il nostro è un gruppo unito e questo successo, per il modo in cui è arrivato, ci dà una grande soddisfazione». Una soddisfazione vedere la festa sul parquet del pubblico, così caldo e vicino alla Centrale: «Vedere i nostri supporters che alla fine esultano come se avessimo vinto la Coppa dei Campioni ti riempie di gioia. Voglio fare i complimenti a chi ha affollato il San Filippo: tutti ci sono stati vicini anche nel momento più difficile, quando siamo andati sotto di 16, dimostrando calore e soprattutto sportività. Questa è una vittoria che nasce anche grazie al sostegno della nostra gente».

Roberto Cassamali

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Mentre sul parquet si festeggia con un’invasione di campo degna di una vittoria di un campionato, iniziano a serpeggiare le prime notizie sull’assenza di Brownlee: non è vero che ha saltato il match per influenza come comunicato in un primo tempo. L’ala-pivot statunitense non si trova più. Il replay di un caso Giampaolo quattordici mesi dopo? Più o meno… Matteo Bonetti ha quasi le lacrime agli occhi «per una vittoria contro tutto e contro tutti». Si capisce che non ce l’ha con gli arbitri o con l’infortunio che ha tolto dalla causa Nelson. «Siamo preoccupati per Justin Brownlee – dice il patron biancoazzurro -. Fino a sabato era tutto ok, ma stamattina (ieri mattina, ndr) non si è presentato alla seduta di tiro che precede ogni match. Non risponde al telefono, non sappiamo proprio dove possa essere finito. Speriamo solo che non sia successo nulla di grave. Il resto si può aggiustare». Un caso da «Chi l’ha visto?». Meglio aspettare prima di scatenare un inutile putiferio. Le voci che circolavano ieri al palasport erano le più disparate: da un’offerta irrinunciabile arrivata da un’altra società passando per la nostalgia per il figlio di 3 anni rimasto negli Usa. Ma si sa che in questi casi la letteratura fiorisce e ognuno vuole dire la sua. Oggi il club si rimetterà a caccia di Brownlee, finora conosciuto e apprezzato come un ragazzo a posto, senza grilli per la testa. Qualcuno l’ha messa sul ridere: «È il nome di battesimo Roberto Nelson costretto ad uscire dal campo che l’ha fatto “impazzire”…» ricordando le bizze dell’altro Justin. Ma nemmeno Giddens era arrivato a tanto, «limitandosi» a qualche allenamento saltato o all’arrivo in ritardo prima di qualche trasferta. Se Brownlee non tornerà, Brescia ha due strade: tesserare un americano già transitato in Italia (non ci sono altri visti spendibili) oppure puntare su un comunitario. Certo sarebbe una perdita pesante. Per ora il direttore sportivo Ferencz Bartocci si limita a un: «Non fatemi parlare… Godiamoci la vittoria e al resto ci pensiamo da domani (oggi, ndr)…». Ma c’è preoccupazione anche per le condizioni di Roberto Nelson. L’infortunio di ieri (botta all’anca della gamba sinistra scivolando al tiro) è stato valutato in ospedale al Sant’Anna dal quale la point guard è stata poi dimessa in tarda serata. Escluse fratture, oggi verrà sottoposto a un’ecografia per escludere anche un infortunio muscolare. Il rischio è che Brescia si presenti domenica a Napoli senza americani. Sarà una lunga settimana. Ma intanto nella casella delle vittoria c’è un cioccolatino in più.

Cristiano Tognoli

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Visibilmente soddisfatto per una vittoria di capitale importanza, il tecnico della Centrale del latte Andrea Diana è allo stesso tempo provato per la tensione accumulata: «Sapevamo di incontrare una squadra molto fisica e compatta. Senza Brownlee, messo ko da un virus influenzale (prosegue il coach nella versione ufficiale, ndr), eravamo consapevoli di avere problemi a rimbalzo. Abbiamo sofferto fin dall’inizio, ma l’aver chiuso il computo complessivo a -6 significa che la squadra, special- mente nella parte finale, ha messo in campo la giusta energia». Sfatato anche il tabù dell’over time: «Essere riusciti a vincere al supplementare è la ciliegina sulla torta – sottolinea Diana -che arriva al termine di un match molto difficile e sofferto. Possiamo dire che questa è la vittoria del nostro pubblico. Ci hanno incitato anche quando eravamo sotto di 16. Festeggiare insieme a loro è motivo di grande soddisfazione, sono emozioni forti per me, per i giocatori e per tutto lo staff che quotidianamente lavora per dare sempre il 100%». Un dato rilevante è che la terza affermazione consecutiva arriva senza il contributo dei due americani: «Credo che la chiave sia stata l’aver aggredito i nostri avversari con maggior cattiveria nella parte finale costringendoli a passaggi sporchi ed imprecisi. Senza Justin e Roberto i ragazzi hanno dimostrato una volta in più di avere le capacità per reagire da grande squadra. È questo il valore di un gruppo come il nostro, unito e compatto».

r. cass.

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