Giornale di Brescia – JB: «Queste sono emozioni fantastiche»

7 maggio 2015

Man of the match

«Non capita spesso di fare un canestro del genere. Ora pensiamo a gara-3»

Dalle sue partilo chiamano «buzzer beater». Il canestro sulla sirena di Justin Brownlee, decisivo per l’epilogo di gara-2 contro Trieste, rimarrà nelle menti e nei cuori dei supporters biancoblù per molto tempo. «È un momento molto emozionante, perché non capita spesso di fare canestri di questo genere – spiega il match winner di serata -; oltre tutto ci ha consentito di andare sul 2-0 nella serie e ciò rappresenta un bel vantaggio in vista della prossima partita». Chi ha dato una grossa mano a far sì che il canestro del numero 32 biancoblù risultasse decisivo è Alessandro Cittadini, per cui gli aggettivi ormai sono finiti. 22 punti, 12 rimbalzi, 5 falli subiti per un 30 di valutazione, il tutto condito da una presenza costante anche nella metà campo difensiva. «Siamo molto contenti perché abbiamo ottenuto una vittoria preziosissima spiega l’ex Veroli -, anche perché di fronte ci siamo trovati la solita Trieste battagliera che non ha mollato neanche un centimetro, Com’è normale in un play off, del resto». Chiaro che andare ora in trasferta sul 2-0 nella serie rappresenta un vantaggio non da poco, come conferma il «Citta», uno che di play off nella sua lunga carriera ne ha giocati un’infinità. «Se ci fossimo presentati al PalaRubini sull’1-1 tutto si sarebbe reso molto più complicato . Per fortuna non è andata così ed il giusto premio per una squadra che da un po’ di tempo sta facendo i conti con la sfortuna». Sono molti i giocatori biancoblù non al meglio della condizione (Fernandez e Nelson sono ancora lontani dal 100%), ma come più volte accaduto in stagione è proprio nei momenti di difficoltà che la squadra biancoblù riesce a compattarsi. «Con l’assenza di Benevelli abbiamo dovuto un pò ‘ tutti fare gli straordinari; ciononostante abbiamo espresso una buona pallacanestro. Non è un caso che tanti dei miei punti siano frutto di soluzioni corali e non di spunti dei singoli». Venerdì al Pala-Rubini ci sarà da aspettarsi una Trieste più che mai assetata di vendetta, ma Cittadini sottolinea come Brescia possa ora giocare con maggiore serenità. «Sappiamo di avere tre match point sulla racchetta e questo ti permette di giocare con maggiore tranquillità. È chiaro che adesso la maggior pressione è sui nostri avversari che devono assolutamente vincere per non chiudere anzitempo la stagione».

S. R.

«UN APPROCCIO SOFT MA POI CHE INTENSITÀ…»

Non essendosi presentato in sala stampa il coach triestino Eugenio Dalmasson, uscito dal campo furente per alcune controverse decisioni arbitrali, il proscenio è tutto per il tecnico della Centrale Andrea Diana. «Non conta il modo in cui è arrivata la vittoria – esordisce 0 tecnico labronico -perché quello fa la differenza ora è che possiamo contare sul 2-0 nella serie. Al di là di questo mi sento una volta di più di fare i complimenti ai nostri avversari che hanno giocato un’altra grande partita». Rispetto a domenica Brescia ha sostanzialmente rincorso Trieste per tutta la partita. «Abbiamo pagato un atteggiamento difensivo troppo soft nel primo quarto e loro sono stati bravi ad approfittarne. A partire dal secondo quarto abbiamo iniziato ad elevare l’intensità generale del nostro gioco e questo ci ha consentito di rientrare in partita e di giocarci il finale punto a punto». Ultimi possessi che, senza entrare nel merito delle scelte degli uomini in grigio, la Leonessa ha gestito al meglio, con la chicca della perla finale di Brownlee. «Siamo stati lucidi nei secondi finali, arrivando sempre laddove avevamo pensato. Penso che il canestro finale di Justin ci ripaghi delle tante sfortune che stiamo avendo in questo periodo, ultimo il forfait di Benevelli causa virus intestinale». Adesso un paio di giorni per recuperare e poi tutti in campo venerdì al PalaRubini per provare a chiudere i conti. «Una vittoria come quella di stasera (ieri ndr) ci dà grande carica, perché ci troveremo di fronte ad un ambiente molto caldo e con Trieste che avrà la bava alla bocca dopo quanto accaduto in gara-2. Per noi sarà l’ennesima prova di maturità». Raggiante, e non potrebbe essere altrimenti, la presidentessa Graziella Bragaglio analizza così la rocambolesca vittoria dei suoi ragazzi. «Vincere in questo modo ci dà una gioia immensa, anche perché di fronte avevamo un avversario che non ha mollato di un centimetro fino alla fine». Ora testa a venerdì: «Ci dovremo preparare al meglio perché giocheremo in un palazzetto molto caldo e che vorrà spingere la squadra a cogliere quella vittoria che a Brescia è sfuggita di un soffio. Preoccupata per il clima che potrebbe esserci al PalaRubini date le proteste per le decisioni arbitrali? «Assolutamente no. Credo che le vibranti proteste di Trieste siano frutto della foga del momento e che non avranno alcuna ripercussioni sul prosieguo della serie».

Simone Rizzolo

Pagelle Brescia

7.5 – FERNANDEZ Impiega due quarti ad entrare in questo match, ma quando vi si tuffa è un carpiato ad elevato quoziente di difficoltà. E quindi che merita un voto alto. Nell’ultima azione semina il panico, si trasforma nel Tomba dei giorni d’oro saltando avversari come paletti e quando con la coda dell’occhio vede Brownlee non esita a dargli il pallone del match. Oltre ai 14 punti, anche 5 assist. L’ultimo è anche quello decisivo.

9 – CITTADINI Ale il leone esce di foresta, combatte con tutti quelli che provano a scompigliargli la criniera e stavolta (in gara-1 era stato match pari) si divora il baby Candussi che a fine gara rimane, inconsolabile, a piangere sul cubo dei cambi. Numeri da sballo per il Citta: 22 punti, 12 rimbalzi (6 in attacco!), 2 stoppate, 30 di valutazione. Immenso. E pieno di lividi.

8-ALIBEGOVIC Primo quarto da favola (9 punti) poi deve fare i conti con i falli, a 11″ dalla fine insacca la bomba del 76-75. C’era passi? Forse sì. Ma senza certi episodi a favore partite così dure non le vinci.

5 – LOSCHI Nervoso, sbaglia tiri con il Gran Canyon davanti, esce anche per 5 falli. – 2 di valutazione. I suoi play off devono ancora iniziare.

6 – PASSERA Male al tiro (2/7), alti e bassi in regia (non sempre il pallone circola bene), ma 4 assist con i quali si aggrappa alla sufficienza come a una liana che proietta Brescia al PalaRubini con il colpo in canna.

7-TOMASELLO Per il giemme Bartocci è «l’uomo partita perchè emblema di una vittoria del gruppo». Tiene splendidamente il campo per 10 minuti, facendo dimenticare il virus intestinale che stende Benevelli.

7-NELSON L’Ammiraglio sta tornando. Un po’ alla volta, ma i segnali sono quelli giusti. Entra e arpiona quattro rimbalzi, poi un assist, poi una tripla. Coraggio Roberto, la strada è quella giusta.

S.V.-GIAMMÒ Quarantatre secondi, giusto per entrare nella storia di una partita indimenticabile.

9 – BROWNLEE Sei bombe (su otto) in gara -1, tre ieri (su cinque), con quella della vittoria a 1 secondo dalla fine. È lui, con 9/13 in poco meno di 80 minuti dalla linea dove osano solo i fuoriclasse, l’uomo della provvidenza, è lui che tira fuori dalla faretra quella freccia avvelenata che significa 2-0. Si fa sentire anche a rimbalzo con 7 arance catturate. Lunga vita a «JB», colui che mise in discesa la strada per le semifinali.

 

Pagelle Trieste Coronica s.v. Tonut 8 Mastrangelo 5.5 Grayson 7.5 Candussi 5 Carra 8 Marini 5 Holloway 8 DranHin

CRISTIANO TOGNOLI

Costa e Solfrini nella leggenda: ritirate le maglie

Sono stati due colonne portanti del Basket Brescia contribuendo, da giocatori prima e da dirigenti poi, a portare in alto la pallacanestro nostrana: Ario Costa e Marco Solfrini sono stati premiati ieri sera, nell’intervallo, con un riconoscimento tributato solo ai più grandi: il ritiro della maglia. Il numero 13 e 14, da sempre identificativi del «Doctor J» italiano e del pivot mancino, poi due volte campione d’Italia con la Scavolini Pesaro, a partire dalla stagione 2015-2016 non potranno più essere indossati da nessun biancoblù. «Per noi rappresenta una soddisfazione enorme – spiega Solfrini -. E il premio per quello che siamo riusciti a fare per questa piazza. Posso solo ringraziare la società e in particolare Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio». A una voce: «È un grande regalo. Ringraziamo la società» Fa eco Costa per cui anche oggi, seppur dall’esterno, l’affetto che lo lega a Brescia è molto forte. «Ci sentiamo ancora molto partecipi di questo progetto e siamo orgogliosi per i traguardi che il Basket Brescia ha saputo raggiungere. Merito di un gruppo dirigenziale di fronte al quale bisogna togliersi il cappello». Sul futuro della Leonessa l’attuale general manager di Pesaro (che domenica si giocherà la permanenza nella massima serie nella gara spareggio con Caserta) vede un quadro roseo. «Se Brescia continuerà in questo percorso di consolidamento ai massimi livelli del basket italiano nessun obiettivo è precluso. Cosa manca ancora? Lo sappiamo tutti (il riferimento è al nuovo palazzetto dello sport, ndr), ma è un concetto ribadito ormai da troppo tempo».

Brivido Centrale decide Brownlee a fìl dì sirena

Il basket, lo si sa, è un brivido che porta via, tutto un equilibrio sopra la follia. L’equilibrio ieri al San Filippo si è spezzato per l’ultima, decisiva volta a due secondi dalla sirena, quando la palla scagliata dall’arco da Brownlee ha perforato la retina, regalando a Brescia il 79-77 che vale il 2-0 su Trieste. Per la cronaca è stato quello il terzo vantaggio della Centrale in tutta la partita (il primo sul 58-56, il secondo un attimo prima sul 76-75) circostanza che la dice lunga sulla qualità della prestazione dei giuliani e sull’enorme fatica fatta dai biancoblù. È evidente che Trieste non meritava di perdere, ma è altrettanto lampante che il successo di Brescia è pienamente legittimo. Certo, il movimento compiuto da Alibegovic prima di infilare la «bomba» del 76-75 non è stato dei più puliti, così come il contatto che ha penalizzato Grayson si prestava a qualsiasi lettura, al punto che il civilissimo Dalmasson ha protestato con insolita veemenza e ha poi disertato la sala stampa. Certo, a parti invertite faremmo fatica a non attaccarci a quegli episodi, ma quando si entra negli ultimi minuti sul filo dell’equilibrio, ogni giocata assume un peso specifico elevatissimo. E Brescia è stata bravissima a realizzare gli ultimi due tiri e ancor prima a non arrendersi a un’avversaria determinatissima, che ha usato al meglio non solo la sua arma più affilata, l’applicazione difensiva, anche al limite del regolamento, ma ha trovato anche un insolito 41% da 3 punti tirando 27 volte. La cornice. Partite cosi non si possono raccontare, ma soltanto inquadrare in una cornice, nella quale deve avere il giusto risalto l’indisposizione che ha privato Brescia di Benevelli, fresco da una gara da protagonista. Un ‘assenza che si è aggiunta alle imperfette condizioni fisiche di Fernandez, Nelson e Passera, ovvero dei tre biancoblù con il miglior trattamento di palla. Un handicap non da poco, anche se va riconosciuto che la guardia americana è decisamente sulla via del recupero, fatto questo che incrementa la fiducia nel futuro. Un futuro che, dopo il successo di ieri sera, non solo è più roseo, ma soprattutto più concreto. La Centrale venerdì scenderà sul parquet del palaRubini con il morale alle stelle per l’ennesima vittoria in volata di questa stagione – circostanza che da sola rende meno casuale il finale -avendo di fronte una squadra all’ultima spiaggia, che potrebbe non avere smaltito una delusione oggettivamente cocente. Quella che si leggeva nelle lacrime che rigavano il volto di Candussi, gigante di qualità di Trieste, che ha però concluso la sua prova sbagliando due tiri aperti, subendo una stoppata, realizzando un solo tiro libero. Ma sono i suoi primi play off e di fronte aveva un Cittadini esperto come un trentaseienne, che ha lottato come un ventenne e ha giocato semplicemente da campione. Breve storia. La «bomba» d’apertura di Holloway (quello che ai miei tempi si chiamava una mano quadra) è il segnale che da Trieste ti puoi aspettare di tutto. Anche che voli sul 24-12 quando non si è ancora al 7’. Ma Brescia non si perde d’animo o, se accade, lo fa per un attimo. E poi accorcia le distanze. Di fatto gara-2 è la ripetizione a maglie invertite della sfida di domenica: una squadra in perenne fuga e l’altra che non molla. E quando si entra negli ultimi 100 secondi in parità, può succedere di tutto, ma non può stupire che vinca la squadra più esperta, a maggior ragione se gioca in casa.

 

 

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