Corriere della Sera – Il sogno dei Fernandez

11 marzo 2015

Se ti chiami Fernandez, in Argentina rischi di essere una famiglia come tante. È il quarto cognome più popolare, significa «figlio di Fernando». Sono però i figli di Gustavo, detto «El Lobo» (il lupo) quando calcava i parquet del suo paese con una palla arancione in mano, ad essere la coppia di fratelli più popolare del Paese. Non si offenda nessuno. La loro storia va oltre le carriere sportive, ancora in fieri ma già di eccellente livello, costruite da Juan detto Lobito (classe 1990) e Gustavo detto Gusti (4 anni più vecchio). Entrambi portano qualcosa del padre: il playmaker, stella della Centrale del Latte, viene soprannominato appunto Lobito in suo onore. Gusti si chiama come papà, che sui polsi porta tatuati i nomi dei figli. Non è facile diventare più famosi del fratello maggiore, specie se popolare come l’idolo del San Filippo. Stavolta è capitato. Fernandez junior è numero 4 al mondo nel tennis in carrozzina, già finalista in tornei Slam a Melbourne e New York. A un anno, cadendo dalla sedia mentre giocava in casa, si procurò una lesione alla colonna vertebrale: lo rese paraplegico dal bacino in giù. «Il dottore ricorda Juan disse che aveva una malformazione congenita, prima o poi lo avrebbe comunque costretto alla sedia a rotelle». Il momento arrivò presto: «Non è stato facile all’inizio, ma lui ha reso tutto naturale. Io e i miei genitori abbiamo sempre visto mio fratello come un normo dotato, ha saputo trasformare l’handicap in una spinta per diventare uno sportivo d’alto livello». Voleva giocare a basket, come da Dna, «fu costretto a scegliere il tennis perché a Rio Tercero dove vivono ancora Gustavo senior e la moglie Nancy non c’era una squadra. Poteva solo provare uno sport individuale». Ci ha messo poco per diventare professionista. Tra un torneo e l’altro, in giro per il mondo (la famiglia segue le sue partite su internet), a 18 anni ha raggiunto i quarti di finale a Londra 2012 e ora punta a Rio 2016. Come Lobito. «Andarci assieme dice trasognante sarebbe il massimo che io possa chiedere. Lui punta già a vincere l’oro, io spero solo di essere convocato». Su Twitter, Gusti ha più followers di Juan, che conferma: «È molto più famoso di me. Rischia di diventare più popolare di nostro padre. Sono molto orgoglioso di lui, anche se ci vediamo davvero poco». Quando Fernandez è tornato a giocare in Argentina, lo scorso inverno, il fratello riuscì a tifare per lui solo una volta durante una pausa del circuito Atp, parallelo a quello di Nadal e Federer. Si sentono al telefono, su internet. Fratelli sempre, tranne quando c’è il Superclasico: «Io tifo River, lui è Boca. Un mese fa hanno vinto 5-0, ho dovuto pagare pegno». Una punizione simbolica. Ha aiutato Gusti nelle votazioni del Comitato Para olimpico mondiale per l’atleta del mese a febbraio. Era tra i candidati. Non ha vinto, ma ha scoperto di avere tanti amici anche a Brescia. Chissà se a giugno farà una sorpresa al fratello. La finale play off di Serie A2 cade proprio tra Roland Garros e Wimbledon…

Luca Bertelli

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