Giornale di Brescia – Lasi, mi ritorni in mente: «A Brescia solo splendidi ricordi»

10 gennaio 2015

Da giocatore era un talismano: lo prendevi e vincevi il campionato. Successe anche a Brescia: arrivò e la Silverstone di Taurisano passò subito dall’A2 alla Al. L’anno successivo, ’85-86, ci fu la salvezza con il canestro all’ultimo secondo di Palumbo contro Varese e l’anno dopo ancora (con lo sponsor Ocean) quella ai play out contro Fabriano. Maurizio Lasi c’era in tutte e tre le occasioni. «Nella vostra città ho vissute tre annate magnifiche». Le ultime conservando la massima serie: se ne andò lui e fu retrocessione. Non era un elemento di spicco, bensì la riserva di un intoccabile come Palumbo, ma Lasi seppe conquistare la sua nicchia di estimatori. Quando entrava metteva ordine: meno fantasia rispetto al titolare, ma geometrie e sapienza tattica non mancavano. Realizzava poco, giocava per la squadra, metteva in ritmo i realizzatori. Trent’anni dopo lo ritroviamo allenatore della Fileni Jesi. «Tornare a Brescia all’andata fu una grande emozione. Ho rivisto gente invecchiata, ma sempre con lo stesso spirito di allora. Lio trovato anche le strade cambiate, qualche tangenziale in più, nuove rotonde». Non era più tornato a Brescia. Ma testa e cuore sono ancora pieni di aneddoti. «Ogni volta che arrivavo al Palasport dovevo far vedere la borsa perchè, siccome ero basso, i custodi non credevano che fossi un giocatore. E poi il problema vero era quando scendeva la nebbia: bisognava fare tre o quattro volte il giro dell’Eib per azzeccare l’entrata». Una squadra di discoli, quella che vinse il campionato. «Eravamo professionisti, ma sempre attivi. Il lunedì ci piaceva andare a sciare. Una volta Silvano Motta mi disse: “Tranquillo che non ci vede nessuno”. Appena scesi dalla seggiovia trovammo due tifosi che ci dissero: “Bella partita del cavolo che avete fatto ieri”. Per fortuna perdevamo poche volte. Ricordo le due salvezze con grande affetto, entrambe con canestri all’ultimo secondo: all’epoca era difficile rimanere in Al…». Con Palumbo come andava? «L’amicizia più vera l’ho instaurata con Marco Pedrotti, abbiamo fatto diversi anni in vacanza insieme. Poi Solfrini, con il quale ho giocato anche a Siena. Io e Palumbo eravamo i due play, c’era il normale dualismo che ci può essere tra due che vogliono sempre giocare. La coppia Fernandez-Passera ricorda noi due. La Centrale è una squadra eccellente: Juan in categoria non ha eguali e Brownlee è tra i più forti. Ci aspetta una gara durissima, ma rivedere i colori di Brescia è sempre stimolante».

Cristiano Tognoli

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