Corriere della Sera – Ambizioni da Leonessa

20 agosto 2014

Fuori dal vetro, in via Bazoli, sono impressioni di settembre. Avanzato. Dentro, al San Filippo, fa caldo. Come sempre. Pregio del basket, sport al coperto e adatto ai freddolosi oltre a chi cerca emozioni forti. Merito di una città, Brescia, che ha superato l’anno scorso lo scoglio più grande: dimostrare di essere fedele alla Centrale del Latte a prescindere dai risultati. Erano oltre 2 mila, quattro mesi fa contro Torino, per l’ultima e inutile partita della stagione più travagliata della giovane storia biancoblù. Ieri in 200 per il raduno a porte aperte, abbraccio del nuovo gruppo alla sua gente. Uno zero in meno, ma conta di più. La Leonessa riparte e il primo giorno di scuola è casual come da tradizione. Il bello del basket. Poche formalità, la puzza sotto il naso lascia il posto a molta sostanza. Presidente e patron, Graziella Bragaglio e Matteo Bonetti, sono in Grecia perché il grosso, quest’anno, è stato fatto con anticipo. Il general manager Ferencz Bartocci, volto nuovo dirigenziale, sembra a casa sua anche se è arrivato in estate da Veroli insieme al nuovo centro Alessandro Cittadini, n suo primo colpo, in attesa dell’ultimo tassello dal mercato: «Per Brownlee (il secondo americano, ala grande, da affiancare a Nelson), l’accordo economico c’è ma il giocatore deve convincersi del nostro progetto. L’affetto dei tifosi ci emoziona, spinge tutti a dare qualcosa in più. Per questo vogliamo solo gente motivata». Anche perché l’alternativa, Samuels, è stata in realtà «sempre la nostra prima scelta». Entro il 28 agosto, coach Diana avrà il roster al completo in attesa dell’arrivo effettivo dei due Usa. Ieri, intanto, mancava proprio lui. Assente giustificato. L’ex vice di Dell’Agnello e Martelossi, promosso capo allenatore, ha accolto nel pomeriggio un Leone—di segno—nella famiglia della Leonessa. È nato Federico, stesso nome di Loschi che per anzianità di servizio, al terzo anno in città, dovrebbe diventare il nuovo capitano. Per carta d’identità —è del 1979— e curriculum (bronzo europeo con la nazionale) potrebbe spettare a Cittadini. fair play sul tema, ma il messaggio dell’esterno di Treviso, terzo anno alla Centrale, sa già di vento nuovo rispetto al passato: «Quest’anno non c’è nessun fenomeno, sia- A mo un gruppo di 10 persone. La società, cui sarò sempre grato per la fiducia mostratami in passato quando sognavo questa categoria (possiamo tornarla chiamare finalmente Serie A2, Gold nel caso di Brescia, ndr), ha fatto le cose giuste».Per tempo, è doveroso aggiungere. Nell’anno della quasi promozione, più che a un raduno, al pronti via sembrava di essere a una partitella da play ground tra amici: Brkic e gli americani sarebbero arrivati più in là, insieme a Juan Fernandez. Lobito, per tutti. H grande ritorno, stavolta, non ha il sapore della minestra riscaldata. E un acquisto di spessore, un regista di talento capace di illuminare anche le serate più buie. Dopo la poco alchemica coppia Di Bella-Fultz, le chiavi del palazzo sono tornate a lui: «Sono a casa mia, determinato al riscatto dopo l’ultima annata sfortunata a Sassari. Penso ancora alla finale persa con Pistoia e spero, perché no, di tornarci». Gli argentini non amano le frasi fatte 0 il «vivo alla giornata» caro ai calciatori. Oggi può sembrare incoscienza, il 5 ottobre capiremo qualcosa di più. Pure sul fronte Eib, sarà il mese decisivo. Michele Pelizzari, presidente di «Un canestro per Brescia», ha confermato ottimismo per il bando cui partecipa la sua associazione: «Vogliamo donare la casa giusta alla squadra e ai tifosi», ha detto, prima di lustrarsi gli occhi per il colpo d’occhio sul parquet. Il cambio di passo nasce per forza da qui.

Luca Bertelli

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