La testimonianza di Nicola, nostro Under 15 ritornato in campo dopo l’infortunio dello scorso anno

7 settembre 2013

È quasi l’una ma ci tenevo a far vedere questa foto, l’ho appena fatta. L’ho appena fatta perché faccio foto a qualsiasi cosa. L’ho appena fatta perché questo è l’inizio del ritorno del mio ritorno. Questo è forse uno dei giorni più belli della mia vita.

Tre ore fa, più o meno, io ed i miei compagni di squadra, ormai fratelli, avevamo appena vinto l’intertoto (lo spareggio) contro Vigevano. Detta così può sembrare una cagata, invece no. Tre ore fa, ricominciavo. Ricominciavo a giocare. Dopo nove mesi, sono tornato a giocare, peggio di un parto.

Durante l’anno, tutto l’anno scorso, non c’era giorno in cui non mi chiedessi: “ne vale la pena?” O “Perché sono qui?”, queste domande persistevano, ho quasi pensato di smettere di giocare, ma non l’ho fatto, perché quando entravo in palestra, quando varcavo quella soglia quasi ogni giorno, sapendo che non avrei giocato neanche una partita, mi sentivo uno schifo, il peggio del peggio, ma credevo, speravo, in un mio ritorno. Da solo non ce l’avrei mai fatta, da solo avrei smesso di giocare, avrei rinunciato al mio tutto.

Sono entrato nel secondo quarto, sono entrato sbagliato, tesissimo, quasi tremolante, ma determinato. Ero pronto a spaccare. Invece niente, errori su errori, stronzate su stronzate. Risultato? Dopo tre minuti sono uscito. In spogliatoio, tra il secondo e terzo quarto. Hanno detto tutto ciò che avevo di sbagliato, l’hanno detto a bassa voce, ma sembrava più forte di qualsiasi urlo, hanno detto: ‘orgoglio’. Ho capito che tutto ciò in cui avevo sperato era una cagata, il mio ritorno non è un c….. La cosa alla quale avrei dovuto credere fin dall’inizio era il nostro ritorno. Il ritorno di me nei miei compagni, il fatto che li avrei completati, con i miei pregi e con gli svariati difetti. Ho capito dove sbagliavo. Era la logica sbagliata.

Sono rientrato alla fine del terzo e quasi metà del quarto quarto. In quei dieci minuti circa, mi sentivo forte, mi sentivo finalmente libero, potevo giocare, potevo ricominciare, ricominciare con loro. Ho dato l’anima, tutta quello che avevo tenuto nascosto per nove mesi. Non ho fatto granché, 4 punti segnati con la mano sinistra, quella ‘sifola’, quella non ancora del tutto recuperata. Sono tornato, Siamo tornati. Non c’è un io in squadra, ci siamo solo noi.

Spareggio vinto. Eccellenza arriviamo.Saranno c….Nostri. Ora.

Grazie pallacanestro, grazie allenatori, grazie compagni, fratelli, grazie di esserci.

Nicola

 

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