Doppia intervista, Martello-Poz!

27 marzo 2013

Alberto Martelossi, Gianmarco Pozzecco. La storia della Legadue, il genio e la sregolatezza del basket giocato. Due personaggi che nella loro diversità troveranno un punto di incontro domani sera alle 20.30, al San Filippo: Brescia e Capo d’Orlando si sfideranno in un match dalle mille facce, un match speciale.
Due personaggi che si raccontano in questa intervista, dove si spazierà tra presente, futuro e passato e dove si parlerà ovviamente anche del match di domani sera. Ora basta parole… godetevi l’intervista!

Ciao Poz, tutto bene? Come vi trovate qui a Brescia?
POZ:Ciao! Si, ci troviamo bene. Siamo qui a Orzinuovi da 2/3 giorni e ci alleniamo ogni giorno alla palestra comunale. Ho già fatto conoscenza con dei ragazzi di Orzinuovi, sono simpaticissimi.
 
Gianmarco, dopo essere stato nel mondo dei “giocatori” sei entrato anche in quello degli “allenatori”. Ora ti chiedo: quale dei due mondi preferisci?
POZ: Nessun dubbio, preferivo la vita da giocatore, soprattutto perché potevo fare cose che adesso non posso fare (ride, ndr). Nonostante questo, devo dire che sono fortunato a fare il coach di mestiere: mi piace, anche se è un lavoro complicato e incredibilmente meritocratico. Mi spiego: mentre da giocatore, anche se non eri bravo, riuscivi ad avere dei buoni risultati perchè potevi fare affidamento su i tuoi compagni di squadra, da allenatore non ci sono tante alternative. O sei bravo o non lo sei, i risultati arrivano di conseguenza.  
 
Una domanda anche per Martello: come è iniziata la tua carriera da allenatore?
Martello: Come quasi tutti gli appartenenti al mondo della palla a spicchi, all'inizio ero un giocatore di basket. Non ero particolarmente dotato come cestista, ma volevo comunque rimanere in alto nel mondo del basket: ho dovuto fare una scelta… arbitro o allenatore? All'inizio ho optato per la prima delle due, in molti dicono e dicevano fossi bravo: ho arbitrato per qualche anno, ma poi ho deciso di intraprendere la carriera da allenatore. E ora eccomi qua.
 
Per Poz la prima esperienza da allenatore, per il Martello una nuova stimolante sfida. I risultati sono stati eccezionali da entrambe le parti: ve lo aspettavate?
Martello: Assolutamente no. Non mi sarei mai sognato ad inizio stagione di arrivare a 7 giornate dal termine in quarta posizione e in piena lotta playoff. Come del resto non se lo aspettava nessuno: siamo stati bravi, non ci siamo mai abbattuti dopo le sconfitte e siamo sempre ripartiti con la voglia e la convinzione di poter fare bene.
-POZ: All'inizio si, ero incredibilmente euforico, pensavo che avremmo potuto vincere contro chiunque e arrivare al playoff. Adesso che sono passati dei mesi, mi rendo conto che abbiamo fatto un miracolo, un qualcosa di eccezionale: siamo risorti dalle nostre stesse ceneri e ci siamo risollevati da una situazione estremamente complicata. In molti mi sconsigliavano di prendere la guida di questa squadra, ma quando sono entrato in palestra per il primo allenamento e ho visto i ragazzi, mi sono convinto che avremmo potuto fare qualcosa di speciale. Così è stato!
 
Come sconfiggere Brescia/Capo d'Orlando?
-Martello: Per sconfiggere Capo d'Orlando serve equilibrio offensivo, dobbiamo mantenere un ritmo costante durante il match e non vivere di “fiammate”.
POZ: Ci sono due modi per battere Brescia: o facciamo un punto in più noi o ne facciamo fare uno in meno a loro. Semplice no?
 

Punto di forza di Brescia? E quello dell'Orlandina?
-Martello: Entrambe le squadre hanno come punto di forza il grande talento in attacco, che è risultato sempre più determinante con l'avanzare della stagione. Una delle chiavi quindi, oltre all'attacco, sarà l'atteggiamento difensivo.
-POZ: Il punto di forza di Brescia è il coach, Alberto Martelossi. Quello dell'Orlandina è (ce l'ho qui in parte, non posso dire un altro nome, capitemi) Furio Steffè, il mio vice.
 
Se potessi “rubare” un giocatore alla Leonessa/Capo d'Orlando, chi ruberesti?
-Martello: Oltre allo scontato Pozzecco, a Capo d'Orlando toglierei l'ultimo arrivato, Shawn Huff.
-POZ: Non ruberei nessuno, siamo già in troppi (ride). A parte gli scherzi, non toglierei un giocatore, ma il cardine della squadra, Alberto Martelossi.
 
Obiettivo Playoff?
-Martello: Ovvio che sì! Ora in campionato sono tante le squadre che lottano per un posto ai playoff, ma noi siamo agevolati, abbiamo qualche punto in più: dobbiamo riuscire a sfruttare questo grande vantaggio.
POZ:Assolutamente sì! All'inizio della mia avventura ne ero convinto, ora lo sono ancora di più: dobbiamo continuare a rincorrere questo sogno.
 
Tre parole per descrivere Martello.
-Martello: Sono un uomo che cerca ancora dopo tanti anni di divertirsi con questo sport.
-POZ: Pneumatico, squalo, falce! (dopo questa mi lancio dalla finestra).
 
Tre parole per descrivere Gianmarco Pozzecco.
-Martello: Divertimento, genuinità e sincerità.
POZ:Un gran figo.
 
Attore, commentatore, giornalista, allenatore, giocatore… insomma ne hai provate un po' di tutti i tipi. Hai qualcosa in mente per il futuro?
POZ: Ne ho passate tante… no, comunque niente. Ora come ora ho la testa vuota.
 
Hai qualche hobby?
Martello: Mi piace leggere. In generale però il mio tempo libero non lo uso per coltivare passioni, ma per stare con la mia famiglia.
-POZ: Nessun hobby. Però ho un sogno: vorrei costruire un plastico con i trenini come quello che aveva mio zio (non me lo faceva mai usare…).
 
Cosa avresti fatto nella tua vita se non fossi diventato un giocatore/allenatore?
-Martello: Da giovane mi affascinava il mondo del giornalismo sportivo: ho scritto numerosi pezzi per dei quotidiani, anche se non ho mai fatto richiesta per iscrivermi all'albo. Questa sarebbe potuta essere una delle mie vie di vita alternative a quella da allenatore.
-POZ: Da piccolo alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” rispondevo sempre “Voglio diventare un giocatore di basket e aprire un negozio di articoli sportivi”. Quindi avrei fatto o il cestista o il negoziante, anche se ora che ci penso sarei potuto diventare un calciatore. Infatti il primo sport che ho praticato è stato il basket, ma dopo un po' mi ha stancato e ho cominciato a giocare a calcio, sport che ho praticato per un po' di anni con buoni risultati. L'amore per la pallacanestro era però troppo grande e così a 16 anni ho ripreso in mano il pallone da basket: da quel momento non mi sono più fermato.
 
I tre momenti più importanti nella tua vita sportiva?
-Martello: Ho passato numerosi momenti indimenticabili nella mia carriera, ma quelli a cui sono tuttora più legato sono quelli riguardanti alle mie esperienze da allenatore nelle giovanili. Per esempio, il momento più importante per me è la finale del 1988 vinta con la mia Udine Basket Club, dove giocava tra l'altro anche Gek Galanda. Al secondo posto c'è invece la Coppa Italia Dilettanti vinta con Pavia nel 2001, anno nel quale ottenemmo anche la promozione in Legadue. Il terzo momento più importante, a dir la verità non è un momento, ma una situazione che va avanti da tanto tempo: è il fatto di essere sul podio per le presenze su una panchina di Legadue. Per me è un grande onore, mi rende orgoglioso di quanto fatto fino ad ora nella mia carriera. 
POZ: Fammi pensare un po'… primo su tutti lo scudetto con Varese nel 1999, un momento indimenticabile della mia carriera. Poi c'è ovviamente la medaglia Olimpica del 2004 e altri due momenti che hanno lasciato un segno dentro di me: la mia ultima gara al Pianella (nella quale i tifosi rivali di Cantù gli hanno riservato un'incredibile standing ovation e uno striscione con scritto POZZECCO: UN SALUTO AL NOSTRO “PEGGIOR NEMICO”, ndr) e la mia ultima ad Avellino (2008, Gara-3 dei playoff tra Avellino e Capo d'Orlando, l'ultima partita prima dell'addio del Poz).
 
Se tu avessi una seconda chance per rivivere qualche occasione/avvenimento, quale sceglieresti?
-Martello: Ho passato troppo poco tempo in A1, un anno da assistente e 10 partite da capo allenatore con Pavia. Mi piacerebbe tornare indietro e ritentare, anche se ritornare nella massima serie del basket italiano rimane comunque un mio obiettivo per il futuro.
POZ: Vorrei rigiocare la finale di Coppa dei Campioni persa di 30 con Maccabi quando vestivo la maglia della Fortitudo. Oltre a questo, vorrei tornare indietro per firmare il contratto con i Raptors in NBA.
 
La tua miglior partita di sempre?
-POZ: Gara 3 della Finale Scudetto del 1999. Ho giocato per più di 30 minuti con il naso rotto, quella partita non me la scorderò mai.
 
Chiudiamo con una domanda su una notizia dell'ultim'ora: Graziella Bragaglio sarà la presidente della nuova lega a partire dall'anno prossimo. Due battute a caldo?
-Martello: E' un bel riconoscimento per questa società, nonostante i soli 4 anni di vita. Graziella Bragaglio e in generale il Basket Brescia si meritano questo, se lo merita una società che ha affrontato con grande entusiasmo ogni momento bello, con forza e determinazione quelli meno belli. Sarà l'inizio di una nuova bella avventura.
POZ: Penso che il Basket Brescia e la sig.ra Graziella Bragaglio si meritino tutto questo, per quello che stanno facendo e per quello che hanno fatto in questi 4 anni. Dopo aver conosciuto oggi Matteo Bonetti, non posso far altro che dire con certezza che Brescia si merita tutto quanto di buono le sta accadendo.
 
Che intervista sarebbe senza un pronostico… Giovedì chi vince?
-Martello: Noi siamo sufficientemente determinati per vincere, sarà una partita aperta e bella da vedere. Il vincitore sarà probabilmente chi partirà meglio, chi giocherà meglio nel primo tempo.
-POZ: E che ne so io!?
 
Grazie del tempo che ci avete dedicato, a Giovedì! Che vinca il migliore!
-Martello: Prego, grazie a voi! A Giovedì.
-POZ: Grazie a voi! 

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